Tra gli Orangutan del Tanjung Puting National Park, nel Kalimantan

sabato, 22 febbraio 2020

In molti lo conoscono come Borneo Indonesiano ma il suo nome è Kalimantan e oltre a essere uno dei luoghi meno battuti dal turismo – di massa e non – rappresenta la meta ideale per chi desidera vivere esperienze autentiche a stretto contatto con la natura.

Nel Kalimantan, infatti, è proprio lei – la Natura – a fare da sovrana e chi decide di avventurarsi in questa terra deve farlo con rispetto, quasi in punta di piedi, per poter apprezzare fino in fondo la bellezza dei suoi paesaggi, la tranquillità delle sue spiagge e la forza prorompente della foresta ancora vergine.

Least, but not last, l’accoglienza calorosa della sua gente sempre pronta a regalare un sorriso allo straniero di passaggio e a condividere con lui un pezzo del suo paradiso.

Il Tanjung Puting National Park e gli Orangutan nel Kalimantan

Dal punto di vista morfologico il Kalimantan si caratterizza per la presenza nell’entroterra di montagne, foreste e fiumi che nel corso dei secoli hanno plasmato la cultura, la storia e gli insediamenti umani sul territorio.

Punta di diamante di questa natura selvaggia e incontaminata è la presenza degli Orangutan, una delle ragioni principali – ma non l’unica! – per decidere di visitare il Kalimantan.

Le possibilità di avvistarli sono decisamente elevate al Tanjung Puting National Park dove trovano riparo circa 3.000 Orangutan tra quelli cresciuti in cattività e gli orfani bisognosi di assistenza che vengono curati e riabilitati per il reinserimento in natura.

La maggior parte degli Orangutan ospiti del Tanjung Puting National Park vive libera e si procura autonomamente il cibo nonostante la presenza di tre piattaforme alimentari – ognuna delle quali è associata a un centro da cui è possibile osservarli da vicino – nelle quali i rangers distribuiscono latte e banane. Ogni centro – tra cui il noto Camp Leakey istituito nel 1971 da una ricercatrice canadese e che oggi rappresenta il riferimento mondiale per lo studio dei primati – si prende cura dei diversi gruppi, o famiglie, formato da una madre, la sua prole e un capobranco.

Non esistono parole atte a descrivere un’emozione intensa come quella di trovarsi di fronte agli Orangutan, animali che devono il loro nome – in indonesiano “orang” significa “uomo” e “hutan” sta per “foresta” – all’incredibile somiglianza con l’essere umano sia a livello intellettivo che manuale. Essere lì e osservarli da vicino nel loro habitat naturale mentre usano le foglie come ombrelli per ripararsi dalla pioggia o come tazze per bere è qualcosa che va ben oltre l’umana concezione e che non ti può lasciare indifferente.

Accanto alla presenza dei primati – per chi non lo sapesse, gli Orangutan di Borneo e Sumatra sono le uniche grandi scimmie esistenti fuori dall’Africa – il Tanjung Puting National Park ospita su una superficie di 4.150 km2 altri animali tra cui macachi, coccodrilli, gibboni, nasiche (da

Nasalis larvatus, altrimenti dette scimmie con la proboscide), leopardi nebulosi e – tra gli altri – più di 200 specie di uccelli. Esperienza singolare quella delle lucciole che di notte danzano tra le fronde degli alberi illuminandoli come se fosse Natale.

Il Tanjung Puting National Park, situato in quella parte di isola che suona al nome di Kalimantan Centrale e dichiarato dall’UNESCO Riserva della Biosfera nel 1981, non nasce come attrazione turistica ma per garantire la sopravvivenza degli Orangutan ed è supportato dall’ONG indonesiana Friend of the National Parks Foundation che punta alla progressiva riforestazione delle aree danneggiate dall’uomo.

Una ragione in più per partire alla scoperta di questo luogo con la consapevolezza che l’uomo è sì ben accetto ma è pur sempre un ospite.

Diana Facile

Borneo, tra i fiumi del Kalimantan – tour di gruppo accompagnato dalla Viaggiatrice Esperta Diana Facile dal 12 a 28 giugno 2020 (scopri il viaggio)

 

 

 

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