Ingrid racconta il viaggio in Guinea Equatoriale con Viaggitribali: una "inmersión cultural" in un'Africa moderna e ancora sconosciuta al turismo.
Sono tornata da due giorni e ho ancora negli occhi il verde che ti insegue per tutto il viaggio, una foresta che non ti lascia mai e che, in un certo senso, ti abbraccia.
È stato un viaggio imprevisto fin dall'inizio: l'ho chiamato "La Compagnia dell'Anello Improbabile", perché lungo il cammino si sono unite a me persone che nella vita di tutti i giorni non avrei mai incontrato.
La Guinea Equatoriale non si racconta con un monumento o una meraviglia da cartolina: è un paese che si scopre un pezzo alla volta e ti conquista piano piano.
Malabo, la prima sorpresa di un'Africa all'avanguardia
Ad accogliermi a Malabo ci sono Matteo, Andrea, Pascal e Vincenzo: un incontro che mi fa sentire subito accolta, come una cugina arrivata dall'Italia. La prima sera è già cena insieme, tra chiacchiere e risate.
Il giorno dopo si va alla finca del cacao, una piccola piantagione a conduzione familiare, per un'esperienza sensoriale che non dimenticherò: assaggio la frutta appena colta, a partire dal maracuyá, e il frutto del cacao, direttamente dall'albero.
Non faccio in tempo a sentire l'avvertimento di non masticare il seme crudo che il danno è già fatto: è amarissimo. Mangiato nel modo giusto, invece, è dolcissimo.
Nel pomeriggio, visita alla città e alla cattedrale, dove mi fermo a parlare con un sacerdote che mi racconta la storia della Vergine di Bisila, la Madonna dal volto indigeno patrona dell'isola di Bioko.
Poi il giro della città con Carlo, la guida: tutto è sorprendentemente moderno. Mi aspettavo un'Africa povera, e trovo invece una capitale pulita, senza favelas. È la prima delle tante sorprese di questo viaggio.
A Bata, l'inmersión cultural comincia con una partita a biliardo
Lascio Malabo per iniziare il vero viaggio. Ad aspettarmi a Bata ci sono Arvin e Ambrosio, che mi accompagneranno per il resto dell'itinerario: splendidi e sempre disponibili.
La sera stessa usciamo a bere qualcosa con Arvin, e scopro la vita notturna locale, fatta di biliardi e slot machine più che di locali alla moda. "Inmersión cultural", la chiama lui, e forse ha ragione.
Il giorno dopo visitiamo il mercato del pesce e il mercado con i prodotti locali. Grazie ad Ambrosio faccio amicizia con alcune donne, anche se la maggior parte non vuole essere fotografata: qui, a differenza di altri paesi, la macchina fotografica non è benvenuta, e io chiedo sempre il permesso prima di scattare.
Djibloho, la nuova capitale, e la basilica di Mongomo
Proseguo verso Djibloho, la provincia dove sta sorgendo la nuova capitale del Paese: si chiamava Oyala, oggi porta il nome ufficiale di Ciudad de la Paz, la Città della Pace. Al Grand Hotel, ritrovo Vincenzo, Carmelo e Marco, i miei angeli custodi per qualche notte di relax, proprio come avevo chiesto allo staff di Viaggitribali.
L'accoglienza è incredibile: ogni sera Carmelo organizza una sorpresa diversa. Ne approfitto per la spa, un massaggio, il riposo, e per qualche gita nella nuova capitale e in altri centri abitati.
Visito anche la residenza universitaria e Mongomo, la città del presidente, dove sorge una delle basiliche più grandi dell'Africa, seconda solo a quella di Yamoussoukro, in Costa d'Avorio. Uno spettacolo da vedere.
Sulla carretera verso Cogo: cacciatori, villaggi e la danza del brujo
Mi dirigo verso Cogo insieme ad Arvin e Ambrosio, a cui si aggiunge Marco. Lungo il cammino incontriamo dei cacciatori che ci mostrano la loro selvaggina: ratti enormi, piccole scimmie, daini.
Ci fermiamo spesso lungo la carretera per fotografare i villaggi e la gente del posto.
In uno di questi villaggi assisto a una danza tribale, sperando di ricevere anch'io la benedizione del brujo, lo sciamano del villaggio.
Quando ci offrono la loro bevanda tradizionale, bagno appena le labbra, giusto per non offendere.
Corisco, l'isola senza elettricità dove ho lasciato il cuore
Arrivata a Cogo, il pomeriggio è tutto relax. Guardiamo il tramonto sul fiume, e poi usciamo a mangiare fuori. Tra una cerveza e un gin tonic, chiacchieriamo fino a tardi.
La mattina dopo si parte per Corisco, un'isola da sogno senza elettricità (solo generatori la sera) e senza internet.
Arriviamo in barca insieme allo staff che ci preparerà da mangiare, e con naturalezza mi ritrovo a cena con il deputato proprietario dei bungalow, il commissario e il capo della polizia, che ci autorizzano ad andare su una delle spiagge più belle che abbia mai visto. Ci lascio il cuore.
Sulla spiaggia bianca come borotalco resto a fare il bagno per ore, in un'acqua calda da cui non vorrei più uscire.
Nonostante manchi l'acqua corrente (ci si lava con l'acqua piovana) e la sera si sentano topi e lucertole rincorrersi sul tetto del bungalow, questo posto è pura magia.
Caffè, maschere propiziatorie e un imbarco insolito
Dopo una sola notte, purtroppo, si torna verso Cogo e poi verso Bata, da dove prenderò l'aereo per Malabo.
Nel tragitto visitiamo una finca di caffè, dove assaggio per la prima volta lo yumo, un tubero dai semi che ricordano le cozze e dal sapore sorprendentemente buono.
A Bata compro alcune maschere, scelte per la loro energia positiva, dopo una lunga contrattazione.
All'aeroporto vivo uno degli imbarchi più insoliti del viaggio: mi accompagnano fin quasi sotto l'aereo, un privilegio che credo sia riservato a pochi.
Di nuovo a Malabo, dove finisco sul ring di kickboxing
Tornata a Malabo ritrovo Matteo, Andrea, Pascal e Carlo: è come riabbracciare una famiglia. La sera usciamo a ballare, ed è un'altra "inmersión cultural", questa volta tra persone arrivate da Colombia, Russia, Messico e naturalmente dalla Guinea stessa.
Il giorno dopo, prima dell'ultima gita alle cascate, ci fermiamo da un curandero, il guaritore tradizionale del posto, che ci benedice per il ritorno a casa: ci fa bere dell'acqua salata e poi sputarla, per liberare il corpo dalla negatività. Un po' di quell'acqua, devo ammetterlo, finisce comunque ingerita!
La sera stessa Matteo mi porta a vedere un incontro di kickboxing: mi ritrovo seduta accanto al capo della federazione sportiva locale. Io che di sport non capisco nulla, finisco persino sul ring a farmi fotografare con gli atleti!
Un'Africa che non avevo mai visto
Questo viaggio, iniziato da sola, è uno dei più belli che abbia mai fatto. A conquistarmi non sono stati i monumenti, ma l'energia del posto, gli incontri, e quella giungla fitta che non ti lascia mai, nonostante il caldo umido.
Lo consiglio a chi cerca relax e genuinità nelle persone: un paese giovane, sorprendentemente moderno, diverso da qualsiasi parte d'Africa già vista prima.