NIGER GEREWOL                    

RITO DI POSSESSIONE BORI – HAUSSA TOUR 


DAL 3 AL 14 OTTOBRE 2020


TOUR IN 12 GIORNI


Gerewol


IMPEGNO ALTO
DURATA 12 GIORNI
VIAGGIO ETNICO, CULTURALE, NATURALISTICO, PHOTO EXPERT
CAPO SPEDIZIONE LOCALE IN LINGUA ITALIANA


PROGRAMMA: NIGER – GEREWOL

B= BREAKFAST – COLAZIONE
L= LUNCH – PRANZO
D= DINNER – CENA


NOTA – Alcune variazioni nel programma potranno essere realizzate dall’organizzazione, se ritenuto necessario e nell’interesse del gruppo per ragioni tecnico operative e di sicurezza. Questo luogo rappresenta ai nostri giorni il luogo ideale per lasciare la propria zona comfort, soprattutto a chi piace godersi l’avventura, per esplorare territori naturali e incontaminati. Si trascorrerà una esperienza di viaggio in completa simbiosi con una natura varia e ancora selvaggia, prendendo atto che qui, più che altrove, è necessario attuare un turismo responsabile; visitare questo meraviglioso posto lasciando il minor numero di tracce possibile. Questa esperienza rappresenta una vacanza che forse ci metterà alla prova, ma che ci lascerà un ricordo indelebile per molti anni! Si richiede spirito di adattamento.


1° GIORNO: SABATO 3 OTTOBRE 2020 : ITALIA – ISTANBUL – NIAMEY   AEREO

Ritrovo all’aeroporto delle rispettive città di partenza. Disbrigo della formalità di imbarco e partenza con volo di linea per Istanbul; dopo transito aeroportuale e cambio di aeromobile è il nuovo imbarco per Niamey con pasti a bordo. Arrivo a notte inoltrata a Niamey, dove effettuate le pratiche d’entrata, è il trasferimento presso l’Hotel Univers in zona aeroportuale per il pernottamento. In caso di arrivo in ritardo del volo internazionale, si attende in transito all’aeroporto di Niamey la partenza del volo interno per Agadez. Niamey è la capitale del Niger nonché la prima città del paese per dimensioni e importanza culturale ed economica. La città sorge sul fiume Niger, prevalentemente sulla riva destra, in una regione di coltivazione delle arachidi. L’industria manifatturiera riguarda in particolare mattoni, prodotti in ceramica e tessili. Niamey venne probabilmente fondata nel XVII secolo e fu un centro minore fino a quando i francesi non vi costruirono una postazione coloniale negli anni 1890. Nel1926 Niamey divenne la capitale del Niger; la sua popolazione aumentò gradualmente, da circa 3.000 unità nel1930, a circa 30.000 nel 1960, salendo a 250.000 nel 1980 e – secondo le stime – a 800.000 nel 2000. La principale causa di tale incremento è stata l’immigrazione verificatasi durante i periodi di siccità. Dal punto di vista amministrativo Niamey costituisce un dipartimento indipendente, allo stesso livello delle regioni. Il territorio del dipartimento è completamente circondato da quello della regione di Tillabéri. Tra i luoghi di interesse della città figura il Museo nazionale del Niger, comprendente uno zoo, un museo di architettura vernacolare, di provenienza prettamente popolare, un centro dell’artigianato e una mostra comprendente scheletri di dinosauro e l’albero del Ténéré. La città ospita anche l’aeroporto di Niamey-Diori Hamani, la Scuola nazionale di amministrazione, l’Università Abdou Moumouni e diversi altri istituti. Oggi la tipica capitale africana sul la sponda del fiume Niger è abitata da tutte le etnie del Niger, la sua attrazione turistica rimane il museo e il villaggio artigianale.


2° GIORNO: DOMENICA 4 OTTOBRE 2020 : NIAMEY – AGADEZ – AGADEZ CITY TOUR  (B)  AEREO, JEEP

Trasferimento in aeroporto presso il gate nazionale per il volo interno per Agadez. La città, capitale dell’Aïr conosciuta come “la porta del deserto”, fu fondata circa nel 1300. Dal 1449 Agadez divenne un sultanato, organizzato in una struttura sociale piramidale molto rigida e regolata rigorosamente da norme religiose. Al vertice della gerarchia politica c’è il Sultano (sulṭān, dal vocabolo sulṭa, “forza”, “autorità”), che ancora oggi dirige le varie controversie e questioni sottoposte al suo ordine. Le tribù Tuareg furono sedentarizzate nella città, che divenne il loro centro più importante nonché crocevia del centro carovaniero e punto d’incontro tra le genti nomadi sahariane: i Tuareg dell’Aïr, i Tubu del Kaouar, che qui si mescolano a quelle sedentarie nere come gli Haussa, che un tempo abitavano l’Aïr e attualmente sono stanziate nella savana a sud. Il centro cittadino, Patrimonio Unesco, ha mantenuto inalterato il suo fascino, con vari edifici interamente costruiti in mattoni di fango, tra cui l’imponente Palais du Sultan e la Grande Mosquée che svetta alta sopra la città vecchia, fondata dal Sultano Yunus nel XV° secolo, con il suo mitico minareto piramidale del 1515 in stile ”sudanese-saheliano”. Il minareto alto 27 metri, le cui pareti sono irte di grandi pioli, imperfetto nelle linee e nella forma, costituisce l’elemento architettonico più rappresentativo ed il punto di riferimento per la città e per tutto il Sahara e dei Tuareg.  I Tuareg o Tuaregh sono un popolo berbero, tradizionalmente nomade, stanziato lungo il deserto del Sahara (principalmente nel Mali e nel Niger ma anche in Algeria, Libia, Burkina Faso e perfino nel Ciad dove sono chiamati Kinnin). La lingua tuareg (chiamata tamahaq, tamajeq o tamasheq, a seconda dei parlanti) è un dialetto berbero. Il nome “Twāreg” è di origine araba: è un plurale arabo dalla parola Tārgī, “abitante della Tārga” (che in berbero significa “canale” e come toponimo indica il Fezzan). I Tuareg non si designano con questo nome, ma semplicemente come Kel Tamahaq, cioè “coloro che parlano la tamahaq”. Conosciuti anche come “uomini blu”, i Tuareg devono questo appellativo al turbante color indaco, il taguelmust che, indossato dagli uomini per coprire capo e viso, scopre solo gli occhi e lascia tracce di colore sulla pelle perchè tinto con colori naturali. Nella città vecchia le case sono tutte costruite in banco (impasto di argilla, sterco e paglia), con facciate talora decorate con motivi geometrici, talora dipinte. Chiedendo udienza saremo accolti dal sultano, simbolo dell’autorità locale che sopravvive ancora oggi. Istituito dagli stessi Tuareg, il sultano è sempre stato di razza nera, uno schiavo probabilmente. Viene eletto da tutti i capi clan dell’Air, i potenti Kel-Oui influenti politicamente e, un tempo anche militarmente. Ancora oggi riscuote i tributi provenienti principalmente dalle merci che attraversano la città e dalle carovane che trasportano il sale proveniente dalle oasi sahariane di Fachi e Bilma. Negli anni ’80 Agadez era un centro per turisti e visitatori da tutto il mondo: erano gli anni della famosa Parigi-Dakar ed il regista Bernardo Bertolucci la scelse per girare alcune scene del film “il Tè nel Deserto” all’interno della Maison du Boulanger (o del panettiere Sidi Ka). Il fascino di Agadez è rimasto inalterato nel tempo e girare per il mercato immersi negli odori di spezie e profumi o nelle strette viuzze riporta indietro nel tempo. Al grande mercato che si tiene tutti i giorni, non mancano il caos e l’animazione tipica della gente. Possiamo vedere nei loro vestiti tradizionali, i nomadi Peul e Tuareg, i Songhai e gli Haussa che scambiano i loro prodotti, o che molto semplicemente sono lì per incontrarsi. Qui è bello anche osservare il lavoro meticoloso degli artigiani da cui nascono le celebri “croci di Agadez”colate negli stampi con il metodo della cera persa, e anche gioielli cesellati in argento di forme diverse a seconda del luogo di provenienza (orecchini, anelli, i talismani “tcherot”). Su ordinazione si può acquistare la mitica “takouba”, la lunga spada che pende al fianco di ogni Tārgī “abitante della Tārga”.  La città è inoltre conosciuta per il mercato dei cammelli, per l’argenteria e per la lavorazione della pelle. Inaspettatamente si trova tutto ciò che occorre per la vita, benché ai margini del deserto, ed anche qualche sciccheria come le scarpe in vernice per le signore,  coloratissimi sandali samaras, o i cuscini in cuoio coussins, e le splendide selle da cammello con il pomo a forma di croce. Sistemazione Hotel Etoile du Tenerè.


3°-4°-5°GIORNI: LUNEDì 5 – MARTEDì 6 – MERCOLEDì 7 OTTOBRE 2020 : AGADEZ – FOUNDOUK  GEREWOL FESTIVAL  (B/L/D) JEEP

Trasferimento e posa del campo nelle vicinanze dell’accampamento dei pastori Wodaabé. Tempo a disposizione per assistere ai preparativi della festa: la fase del maquillage e la preparazione dei costumi sono estremamente accurate. Truccati ed abbigliati in modo esuberante, i giovani daranno vita ad una cerimonia fatta di danze sensuali e sguardi ammiccanti. Chi assiste ad un Gerewol si trova catapultato in una dimensione senza tempo e l’appuntamento annuale del Gerewol è per i locali un evento da non mancare. Il culto della bellezza, insieme a quello del bestiame e della famiglia, è infatti uno dei cardini delle comunità Peul Wodaabé, che alla fine della stagione delle piogge monsoniche mettono in scena, rappresentando una delle più singolari feste dell’Africa Sub Sahariana. Questo evento rimane l’occasione per i nomadi, dispersi nel corso dell’anno nelle assolate distese del Sahel, di ritrovarsi. Spiriti liberi e attaccati solamente al bestiame, con cui si identificavano al punto da chiamare i figli con i nomi dei tori e delle mucche favorite, si sono convertiti in gran parte all’islam ed hanno poi abbandonato la vita nomade per diventare agricoltori ed allevatori di mandrie accudite da pastori assoldati allo scopo. Una piccola parte, invece, ha mantenuto intatte le antiche tradizioni  scegliendo la vita nomade ed ha conservato un grande attaccamento agli armenti e, in particolare, per lo zebù, un bovino dal mantello color mogano con grandi, elegantissime corna bianche. Sono anche chiamati Bororo, un nome ispirato dal bestiame che vuol dire “quelli che non si lavano e vivono nella macchia”, o M’Bororo, termine dispregiativo derivato da “mborooli”, nome dello zebù in lingua fulani. Invece loro con orgoglio si fanno chiamare Wodaabé, il popolo del tabù. Essi hanno rifiutato la conversione alla religione musulmana, preferendo rimanere legati all’antico culto degli antenati. Secondo alcune fonti, il nome Wodaabé significa “popolo che segue la retta via”. Questo gruppo non ha subito l’influenza islamica, come testimoniano non solo le loro credenze spirituali, ma anche l’abbigliamento da loro usato, rigorosamente di pelli animali per rimarcare le proprie radici tribali. Per i Bororo non c’è bisogno di gerarchie, schiavi e sultani come per i Tuareg per i quali hanno una specie di repulsione atavica. Corpo dritto e slanciato, grandi occhi, fronte alta e denti bianchissimi, sono questi i canoni di bellezza di un nomade Wodaabé. Anche le donne hanno dei lineamenti dolci ed ingentiliti da gioielli e monili che le rendono ancora più accattivanti; le cicatrici sul volto e ai lati della bocca segnano l’appartenenza ad un determinato clan e proteggono dagli spiriti malvagi. Per entrambi i sessi c’è molta libertà sessuale, e anche dopo il matrimonio possono avere rapporti con estranei purché di bell’aspetto. Questa forte identità si esprime totalmente durante la celebrazione Gerewol che, di generazione in generazione, per millenni, scandisce l’essenza Wodaabé. Il Rumme è la danza di benvenuto e rappresenta una sorta di saluto rivolto ai gruppi che partecipano all’evento. I giovani danzatori, spalla contro spalla e mano nella mano si muovono lentamente formando un grande cerchio. Al centro gli anziani li incoraggiano battendo le mani e intonando una nenia che sembra non avere fine mentre all’esterno, le fanciulle occhieggiano interessate. La cerimonia prevede una gara di bellezza maschile e la scelta del partner. E’ una scena piuttosto comica ed insolita agli occhi occidentali, in quanto i maschi, per “farsi più belli”, fanno smorfie col viso, storcono la bocca, sorridono mostrando i denti, strabuzzano gli occhi, nella speranza di sembrare più belli. Questa cerimonia, chiamata ” yake”, è una danza il cui nome significa “compagni della stessa classe d’età ” e vi partecipano tutti quelli che discendono dalla stessa linea di parentela. I giovani indossano una tunica amorevolmente ricamata dalle donne durante i mesi di transumanza nelle assolate piste del Sahel. Il Gerewol è invece una danza di guerra con grandi volteggi e rotear di spade che, talvolta, viene inserita nello yake. I giovani si presentano in un unico fronte compatto avanzando ed indietreggiando con passi leggeri e ritmati. Pesanti cavigliere (l’unico strumento musicale ) ritmano il cadenzare della danza, che con il passare delle ore si fa più frenetica. Durante il Gerewol i maschi dedicano cure scrupolose e maniacali al loro aspetto e la giornata viene spesa davanti ai piccoli specchi nel ritocco del make up e dell’acconciatura. Alcuni danzatori abbandonano il gruppo e, mulinando ritmicamente il bastone da mandriano e l’ascia si spingono in avanti per farsi ammirare. Lo scopo dei giovani M’Bororo durante questi raduni è mostrarsi alle femmine che nel corso della cerimonia sceglieranno quello che reputano il più bello che sarà destinato a diventare il loro marito o anche il compagno di una sola notte. In tal senso i candidati fanno del loro meglio per valorizzarsi secondo i  loro canoni estetici; il maquillage è d’obbligo e strabuzzare gli occhi elargendo grandi sorrisi è considerato un canone fondamentale che determina la scelta da parte della donna del partner. Campo tenda.


6° GIORNO: GIOVEDì 8 OTTOBRE 2020 : FOUNDOUK – ABALAK  MERCATO DEL GIOVEDI’  (B/L/D)  JEEP

Trasferimento ad Abalak, città fondata dai Tuareg di Tagaraygarai e capoluogo della regione di Tahoua. È collocata nel nord-est del paese, nella regione del Sahel, in mezzo alla savana arida, in via di desertificazione che borda il limite meridionale del deserto del Sahara, dove le annate di siccità possono causare problemi di carestia. La popolazione è costituita da Haussa, Tuareg e Arabi, Peul  Bororo dediti per lo più ad attività agricole e pastorali e al commercio. Storicamente la presenza di un’oasi ne ha fatto un punto di incontro per le popolazioni nomadi del deserto. Nei pressi esiste un lago artificiale, con le sue rive coltivate di mais, miglio, cipolle, cavoli, a conferma che la presenza di acqua abbondante crea miracoli. Il suo pittoresco mercato di ogni giovedi è abituale luogo di ritrovo e di scambi commerciali di nomadi Peul (Bororo), Tuareg, Haussa, contesto pressoché intatto di genti, costumi e tradizioni, che visiteremo nel clou del suo evento settimanale. Campo tenda


7° – 8° GIORNI: VENERDì 9 – SABATO 10 OTTOBRE 2020 : ABALAK – IBUHAMANE – KEITA – BOUZA – YAMAA  HAUSSA TOUR  (B/L/D) JEEP

Lasciamo la città di Abalak, addentrandoci nel Sahel per penetrare nel massiccio dell’Ader. Visitiamo i villaggi Haussa di Ibuhamane e Keita presso il confine con la Nigeria, e il capoluogo Bouza, il  cui sultano promuove l’alfabeto Tuareg di Kirchibaban. Gli abitanti parlano anche Tamasheq e Haussa. La nascita dei regni Haussa fu forse conseguenza dell’immigrazione verso il Sud di popolazioni berbere, scacciate dall’Aïr dall’arrivo dei Tuareg. Secondo la leggenda la regione era governata dalla regina Daura e infestata dal terribile serpente Sarki (animale totemico degli Haussa), che impediva alla gente di trarre acqua dai pozzi. Un uomo dalla pelle chiara uccise il serpente e sposò la regina, diventando così l'”antenato mitico” e i suoi discendenti furono i capostipiti dei sette regni Haussa Bokoi (puri), i cui re si chiamano Sarki, dal nome del serpente sacro. La leggenda nacque nel sec. X e riflette influssi culturali di provenienza orientale, rispecchiando la sostituzione del culto all’antenato serpente con nuovi feticci e la sostituzione della linea di discendenza maschile a quella matrilineare. La società Haussa era un mondo urbano e commerciale, con coltivatori ed artigiani che lavoravano il ferro, il rame, la lana (tessitura e tintura). Ne nacque un insieme di città-stato, costruite di terra e protette da alte e spesse mura, che svilupparono una sola lingua comune e mantennero usanze simili. Ogni stato era indipendente, ma le istituzioni di governo e i rapporti tra le città e il territorio erano comuni per tutte. Dal sec. X al XIII il mondo Haussa rimase isolato dall’influsso di altre società, poi durante il nostro sec. XVI gli Haussa si convertirono all’Islam, rimanendo accomunati dall’uso della medesima lingua e da importanti scambi culturali. Benchè gli Haussa siano musulmani, per quanto seguano le pratiche religiose e la circoncisione, restano in gran parte solo superficialmente islamizzati. Praticano infatti la poligamia quando i mezzi economici lo consentono e le donne godono di molta libertà. Vestono la toba, camice formato da larghe strisce di cotone bianco o azzurro, ricamate, con una grande tasca sul petto, calzano pantofole gialle e coprono il capo con un turbante di mussola bianca. Le donne portano uno scialle sopra una corta tunica ricamata e si acconciano i capelli in minute treccioline: ornano le braccia e le caviglie di braccialetti, il naso d’un anello, il collo di perline di vetro, d’avorio o d’agata. Le case Haussa sono note in tutto il mondo, grazie al rinato interesse per le costruzioni in terra cruda, con le decorazioni delle loro facciate, dipinte e in bassorilievo, i tipici ornamenti che si stagliano in alto, contro il cielo, come merli, a forma di “orecchie di coniglio” (ma il nome localmente attribuito, zanko, significa “cresta”). Le “orecchie di coniglio”, poste agli angoli dei cornicioni, sono state interpretate come simboli di spade o simboli fallici. Solo la facciata intorno alla porta principale è decorata, ma i proprietari più ricchi si permettevano di decorare tutto l’esterno della casa e talvolta persino i muri interni con arabeschi colorati. I motivi decorativi somigliano a quelli dei ricami su stoffa. Emblematico il caso dell’architettura Haussa con cupola a base quadrata. Nel simbolismo spaziale delle cupole degli Haussa musulmani  si ritrovano le divinità preislamiche: sulla sommità della volta celesta sta Dodo, sorta di mostro mangiatore di uomini, mentre ai quattro punti cardinali, secondo una polarità sessuata, stanno i figli e le figlie. Le maschere Do sono patrimonio esclusivo dei musulmani e onorano con la loro presenza l’Iman, la massima autorità religiosa. Si sosta anche presso il villaggio Haussa di Yaama, caratterizzato dalla sua tipica moschea in stile sudanese, che ci fermeremo a visitare. Campo tenda.


9° GIORNO: DOMENICA 11 OTTOBRE 2020 : YAMAA – MOUJIA – BIRNIN KONNI – DOGONDOUTCHI  RITO DI POSSESSIONE BORI  (B/L/D)  JEEP

L’economia di questa regione si basa sull’allevamento del bestiame e su un’agricoltura di sussistenza; frequenti sono gli incontri con pastori nomadi e sedentari di diverse etnie lungo il percorso Peul, Haussa, Arabi e Tuareg, ed in particolare nei villaggi da cui si transita come Moujia. Birnin Konni, sul fiume Kori è il centro storico del piccolo stato pre-coloniale Haussa di Konni, che vuol dire “Città murata di Konni”. E’ una delle quattro principali città di confine che si attraversano per andare in Nigeria e la sua vicinanza (a meno di 5 km dal confine) ha favorito lo sviluppo di una discreta attività commerciale ed agricola ed anche il contrabbando tra Niger e Nigeria. Konni, come viene abitualmente chiamata, è nota per la sua architettura rurale, tra cui i tradizionali granai Haussa con le loro forme arrotondate simili a grandi uova d’argilla. Dogondoutchi, vivace centro commerciale, si trova ai margini settentrionali della savana ed in quelli meridionali del Sahel. Essa è abitata prevalentemente dagli Haussa, un etnia il cui sottogruppo Mawri è tra le ultime popolazioni animiste. Qui si può assistere al particolare “Rito di Possessione Bori”degli Haussa. Durante  il raggiungimento di un particolare stato fisico-mentale chiamato “possessione”, alcuni individui cadono in trance e il loro corpo e la loro voce vengono “usurpati” da entità spirituali che in tal modo si manifestano e comunicano i loro consigli e le loro volontà. È sufficiente che i musicisti accennino alle prime note di una certa linea, che alcuni partecipanti vanno “fuori di sé”, mettendosi a gesticolare e a parlare in maniera non loro, bensì come quella dell’entità che la possiede. Attualmente il culto è sincretico con l’Islamismo e alcuni autori ritengono che il Bori sia nato già sincretico, in seguito alla diffusione dell’Islamismo nel Niger meridionale, completata nel XIX° secolo, e come risposta a una recente crisi sociale. Altri autori ritengono invece che il Bori sia di origini pre-islamica, nato presso gli antichi gruppi di cacciatori che vivevano in quella regione, e che sia a lungo convissuto con il culto animista degli asna (o anna), oggi quasi scomparso. In alcuni riti del Bori viene utilizzata una pianta visionaria, la Datura metel L. (famiglia delle Solanaceae), per scopi esorcistici e per indurre o facilitare particolari tipi di possessione. Nel dialetto Haussa questa pianta è chiamata babba-JiJi o alkangaudé. La consuetudine ancestrale è quella di implorare “djins”, gli esseri magici superiori, in modo che aiutino la buona riuscita dei raccolti ma in alcune regioni il rito di possessione ha una finalità principalmente terapeutica. Durante il rito le divinità non vengono cacciate via, che in tal modo rimangono nella neofita a mo’ di “spiriti protettori”e sembra che sia per tale motivo che la datura con costituisce il vero e proprio fattore esorcistico ed avrebbe quindi il ruolo di catalizzatore di queste entità, cioè in un qualche modo le attrae e permette il loro manifestarsi. Oltre ai momenti di possessione, le adepte contattano le divinità bori anche durante i sogni, comunicano con loro e procedono alle guarigioni sotto le direttive divine. Penottamento presso Hotel Alheri.


10° GIORNO: LUNEDì 12 OTTOBRE 2020 : DOGONDOUTCHI – DOSSO – NIAMEY (B/L) JEEP

Proseguendo lungo la strada nazionale numero 1 del Niger si raggiunge Dosso, il cui nome deriva da “Do-So” una divinità Djerma. E’ la  quinta città più popolosa del Niger, è la sede tradizionale del popolo Djerma, agricoltori sedentari, considerati un ramo del popolo Songhai e spesso conosciuti come “Zarma Songhai”.  Nel passato fu un’importante centro islamico e città natale di Djermakoye, il più famoso leader religioso Djerma ed a cui è dedicato il Palazzo del Sultano, che visiteremo chiedendo udienza. Il gruppo etnico Songhai è costituito da vari clan etnici. I Songhai vivono soprattutto lungo il fiume Niger, nella zona occidentale del Paese. Non a caso, la loro vocazione principale è quella di pescatori, oltre che di agricoltori. Le loro origini non sono locali, bensì sarebbero berbere. I Songhai sono noti agli storici dell’Africa per aver fondato il Regno omonimo, la cui massima estensione e potenza è datata tra il 1464 e il 1492.  Si arriva quindi a Niamey, dove si dorme presso l’ Hotel Termunis o similare.


11° GIORNO: MARTEDì 13 OTTOBRE 2020 : NIAMEY  CITY TOUR  (B, D) BUS, PINASSE  

Giornata dedicata al tour (compreso il pranzo) con escursione in “pinasse” (grande piroga) sul fiume Niger, un’occasione ghiotta per vivere l’atmosfera del fiume, con la visita dei villaggi ed incontrare le genti rivierasche. Segue la visita del Museo Nazionale Boubou Hama (ingresso € 5 indicativamente), fondato nel 1959 come Musée National du Niger. Il suo primo direttore, Pablo Toucet, progettò il concetto di museo, secondo il quale faceva parte la “Culture Valley of Niamey”; al suo interno è possibile ammirare lo zoo, la piazza delle nazioni, il villaggio artigianale e un museo archeologico con resti fossili di dinosauri impressionanti recuperati nel deserto e l’originale dell’arbre du teneré, che venne abbattuto nel 1973, da un camionista libico. Un’ultimo giro al villaggio artigianale per acquisto di souvenirs precede la cena libera seguito, dopo una doccia ristoratrice in camere D-Use, dal trasferimento in aeroporto per il rientro in Italia.


12° GIORNO: MERCOLEDì 14 OTTOBRE 2020 : NIAMEY – ISTANBUL –ITALIA  AEREO

Espletate le formalità doganali di uscita, è l’imbarco e la partenza con volo di linea per Istanbul. Dopo un breve transito e cambio di aeromobile, si riparte per la destinazione finale in Italia con pasti a bordo.

  Fine del viaggio e dei servizi NIGER GEREWOL


Quota di partecipazione in camera doppia:

€ 3490.00 a persona


Con guida locale in lingua italiana


NIGER 9


Le sistemazioni in corso di viaggio

  • Niamey : Hotel Univers (zona aeroporto), compatibile con orario di arrivo volo int/le
  • Agadez : Hotel Etoile du Tenerè o similare
  • Dogondoutchi : Hotel Alheri o similare
  • Niamey :  Hotel Termunis o similare e D- Use ultima sera
  • Nel deserto: campi con tenda a 2 posti con materassini e servizio di cuoco/cucina

VOLI INDICATIVI/COMPAGNIA AEREA TURKISH AIRLINES                                       

Voli da Roma FCO, Milano MPX, Venezia, Bologna

Roma Fiumicino

  • TK1862 03OCT FCOIST 1125 1455
  • TK 543 03OCT ISTNIM 1755 0220+1
  • TK 543 14OCT NIMIST 0350 1140
  •  TK1865 14OCT ISTFCO 1245 1425

Milano Malpensa                                                                                                                    

  • TK1874 03OCT MXPIST 1030 1420
  • TK 543 O3OCT ISTNIM 1755 0220+1
  • TK 543 14OCT NIMIST 0350 1140
  • TK1875 14OCT ISTMXP 1625 1815

  Venezia                                                                                                                                          

  • TK1868 03OCT VCEIST 0925 1255
  • TK 543 03OCT ISTNIM 1755 0220+1
  • TK 543 14OCT NIMIST 0350 1140
  • TK1869 14OCT ISTVCE 1750 1925

Bologna

  • TK1322 03OCT BLQIST 1110 1450
  • TK 543 03OCT ISTNIM 1755 0220+1
  • TK 543 14OCT NIMIST 0350 1140
  • TK1325 14OCT ISTBLQ 1625 1800

VOLO INTERNO Niger Air  4 Ottobre  2020 NIM h 7.00 – AJY h 9.00

(20 kg in stiva + 5 kg a mano)


NOTA BENE

PASTI : sono presi per la colazione e la cena (con pasto cucinato) ai tavoli attrezzati con sedie e lampada a gas per il bivacco, il pasto di mezzogiorno a terra su natta tradizionale con cibo pronto/insalata. La colazione prevede Nescafè, latte in polvere, pane, marmellata, the in bustina, miele. Il montaggio delle tende è a carico del cliente.    Vaccinazioni e precauzioni sanitarie /obbligatoria: la Febbre Gialla. Gli ospedali  si trovano solo nelle maggiori località. È necessario portare con sè la scorta dei medicinali che vengono assunti regolarmente, o di cui si prevede l’uso.


✤ Quota d’iscrizione: € 100 COMPRESA
✤ Tasse aeroportuali indicativamente € 431.72 confermabili solo all’atto della prenotazione ESCLUSE
✤ Assicurazione medico bagaglio (con massimali fino a € 10.000) COMPRESA
✤ Supplemento assicurazione integrativa spese mediche € 50 (con massimali fino a € 50.000) ESCLUSA
✤ Assicurazione annullamento su richiesta / ESCLUSA
✤ Supplemento camera singola € 250 ESCLUSA
✤ Durata 12 giorni, 11 notti


LA QUOTA COMPRENDE:

  • Voli di linea internazionale in classe economica
  • 1 volo interno da Niamey ad Agadez il 4 ottobre
  • Sistemazione in camere doppie in Hotel (Agadez, Niamey e Dogondoutchi)
  • Tende a 2 posti con materassini nel deserto (Montaggio a carico del cliente)
  • Pensione completa durante tutto il viaggio, ad eccezione di pranzi e cene a Niamey e ad Agadez
  • Trasporto con autista: Bus a Niamey + Veicoli fuoristrada con A/C durante il tour nel deserto (3 passeggeri + autista su ogni vettura)
  • Acqua minerale durante il viaggio
  • Accoglienza all’aeroporto e assistenza con personale dal personale parlante francese a Niamey
  • Capo spedizione locale in lingua italiana (da Agadez a Niamey)
  • Accompagnatore dall’Italia da 10 partecipanti
  • Visite come da itinerario con ingressi compresi
  • Partecipazione alle attività programmate
  • Ingressi a tutte le visite indicate
  • Tutto il materiale da campeggio, eccetto il sacco a pelo, gli asciugamani e il cuscino
  • La scorta della Garde Nationale
  • Permessi per viaggiare
  • Assicurazione medico/bagaglio base (massimali € 10.000).
  • Quota d’iscrizione € 100 inclusa.
  • Iva

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • Visto d’ingresso in Niger (€ 61 + spese di agenzia).
  • Tasse aeroportuali € 431.72 definibili solo al momento dell’emissione dei biglietti ed eventuali adeguamenti carburante.
  • Assicurazione annullamento.
  • Tutti i Pasti ad Agadez (1 L +1 D) e a Niamey (2 L) per un totale di 4 pasti, per un valore indicativo tra € 5 e € 20  ognuno
  • Ingresso al Museo di Niamey (€ 5 pax indicativamente)
  • Camera singola € 250 (camera in albergo + tenda singola)
  • Sacco a pelo, asciugamani e cuscino (personale
  • Bibite, analcoliche/alcoliche (da circa 1 € o 2 € – birre € 4)
  • Mance, extra personali, mance per foto-video, servizio lavanderia.
  • Tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende” 
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Niger Gerewol

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VIAGGIO CON VIAGGIATORE ESPERTO

NIGER – VIAGGIO EVENTO

Durata
12 giorni, 11 notti
Quota per persona
3.490,00 
Prossime partenze
Dal 3 al 14 Ottobre 2020
Data di partenza