Sette ragioni per visitare il Gujarat, in India

domenica, 16 ottobre 2022

L’India è ben più di uno Stato del continente asiatico. L’India è un mondo a sé in cui si può tornare all’infinito senza esserne paghi a sufficienza o replicare percorsi già fatti. In questo territorio sconfinato, affacciato sul Mar Arabico, si trova uno spicchio d’India meno conosciuta che racchiude tra i suoi confini una ricchezza di proporzioni epiche: il Gujarat. Terra natale di Mohatma Gandhi e di Muhammed Ali Jinnah, due dei più importanti leader del movimento di decolonizzazione del Paese, vive all’ombra del vicino Rajasthan, ammaliante e ingombrante al tempo stesso. Di ragioni per visitare il Gujarat e scoprire un’altra India ce ne sono tante, ma in pochi le conoscono. Vediamone insieme qualcuna.

Sette ragioni per visitare il Gujarat

Il Gujarat e la Civiltà dell’Indo

Il Gujarat vanta una storia millenaria e ospita sul suo territorio alcuni siti archeologici risalenti alla Civiltà dell’Indo, fiorita nella regione tra la fine del 4° millennio e il 1750 a.C.: tra i tanti spicca Lothal, importante centro vitale attivo nel commercio di gemme e pietre dure che venivano esportate fino alle regioni più remote dell’Asia Occidentale e dell’Africa.

Il Gujarat e Gandhi

Un viaggio in Gujarat è un tuffo nella storia di Mohatma Gandhi che qui nacque, visse e portò avanti le sue battaglie: la capitale, Gandhinagar, è un omaggio in suo onore. Tra il 1917 e il 1930 il padre riconosciuto dell’India visse ad Ahmedabad, il centro più vivace e popolato del Gujarat, dove fondò il Sabarmati Asrham, da lui definito come laboratorio umano di idee.

Il Gujarat etnico

Una delle ragioni per visitare il Gujarat è la sua diversità etnica: un’ampia fetta della popolazione tribale dell’India – che si compone di diversi gruppi tra cui Bhil, Rabari, Ahira, Sidhdi e Bharwad – risiede qui. Ogni comunità conserva ed è portatrice di tradizioni, usi e costumi propri: tra tutti spiccano i nomadi, dediti alla pastorizia e all’allevamento di ovini e cammelli che li spingono ai lunghi spostamenti via terra tra Gujarat e Rajasthan in cerca dei pascoli migliori.

I tessuti del Gujarat

Le condizioni climatiche e ambientali del Gujarat favoriscono da sempre la coltivazione del cotone, uno dei frutti più generosi di questa terra arsa, da cui l’ampia gamma di tessuti che ne fa il produttore maggiore di tutta l’India. Il Calico Museum di Ahmebabad, sito all’interno di un’elegante dimora nobiliare del Seicento dalla facciata scolpita nel legno, espone una collezione di tessuti, tende, tappeti, costumi, scialli, broccati (e altro ancora) che testimonia l’eccelso livello raggiunto dalla produzione tessile del Gujarat.

I Baoli, i pozzi a gradini

I Baoli (o wav), bacini utilizzati per la raccolta dell’acqua piovana cui si accede tramite gradini discendenti, furono edificati in Gujarat intorno al 600 d.C. e da lì si diffusero in Rajasthan, lungo il confine occidentale dell’India. I pozzi a gradini, che assicurarono per secoli l’approvvigionamento idrico dell’intera zona, presentano ornamenti architettonici unici che ne fanno vere e proprie opere d’arte e sono dotati ai lati di gallerie per ripararsi dal caldo, incontrarsi e svolgere attività religiose.

Rann of Kutch, il deserto bianco

Il Rann of Kutch, unico deserto di sale dell’India nonché uno dei più grandi al mondo, è un’altra delle ragioni per visitare il Gujarat. Situato al confine con il Pakistan, si divide nel Great Rann e nel Little Rann e raccoglie il sale proveniente dalle maree disegnando un paesaggio dall’aspetto lunare che durante la stagione delle piogge si trasforma in un immenso lago salato, ricoperto a tratti dal rosa dei fenicotteri.

Il Gir National Park

Nel cuore del Gujarat si trova il Gir National Park – un’area forestale in cui si alternano macchie d’acacia, sempreverdi e praterie, alimentata da fiumi e torrenti – che ospita sul suo territorio gli ultimi esemplari del Leone Asiatico, uno dei grandi felini dell’India insieme alla tigre del Bengala, al leopardo indiano, al leopardo delle nevi e al leopardo nebuloso.

Diana Facile

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